lunedì 30 aprile 2012

Il canto dei Lavoratori




"... Il riscatto del lavoro
  dei suoi figli opra sarà:
  o vivremo del lavoro
  o pugnando si morrà."


Nel 1898 Filippo Turati, autore del testo, venne condannato a dodici anni di reclusione in occasione dei moti del pane di Milano, repressi nel sangue.
L'accusa fu di sobillazione , assolutamente inventata in quanto lui stesso si era prodigato per scongiurare una rivolta, i cui scopi gli parevano poco chiari. "Non fate dimostrazioni - disse - , sarebbero il pretesto ad una repressione feroce" che puntualmente avvenne.
Tra le imputazioni ci fu anche quella di aver scritto i versi del Canto dei lavoratori, l'inno del partito operaio da lui fondato nel 1898 (divenuto successivamente il Partito Socialista Italiano) : "sono come eccitanti all'odio di classe", confidò anni dopo all'amico Treves:  chi veniva colto a cantarlo in pubblico veniva condannato a 75 giorni di carcere.

La musica fu composta dal maestro Amintore Galli, e la prima esecuzione pubblica avvenne a Milano il 27 Marzo 1886 nel salone del Consolato operaio, in via Campo Lodigiano, ad opera della Corale Donizetti.
L'inno ebbe subito una grandissima diffusione, e fu tra i più amati dai lavoratori italiani.

Cari amici, alcuni questi versi  scritti più di 100 anni fa hanno ancora una drammatica attualità, riflettono la crisi che - nonostante le smentite - investe tutte le classi sociali, nessuna esclusa.

Buona festa del 1° Maggio e buon ascolto!




2 commenti:

  1. Bellissimo questo inno, di grande attualità, come tu stesso hai detto! Bellissime anche le immagini del video che rappresentano il 1° Maggio di anni passati.
    Buon 1° Maggio anche a te.

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  2. Ciao Sirio, buon 1° Maggio anche a te e grazie per avermi fatto riascoltare questo inno che da anni non si sente più. Sapevo che le parole erano di Turati, ma non che avesse preso 12 anni per averle scritte. Come dici tu sono ancora di attualità e credo che ormai si vada verso una rivoluzione in tutta Europa. Non subito, ma se continua così.... Un caro saluto.

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Ludwig Van Beethoven